Scritti critici

L’Associazione Piero Cattaneo ringrazia: Archivio Dino Buzzati, Archivio Franco Russoli, Associazione Internazionale Dino Buzzati, Musei Civici di Como, Erica Bernardi, Almerina Buzzati, Rosa Carluccio, Franco Neri, Sandra Russoli e Anita Sanesi, per l’autorizzazione concessa a pubblicare gli scritti e i ritratti fotografici degli storici e critici dell’arte che hanno accompagnato la vicenda artistica di Piero Cattaneo; l’Associazione si rende inoltre disponibile a segnalare e citare eventuali copyright non rintracciati. 

“Tra i giovani artisti bergamaschi, già Cattaneo ha un suo posto preminente, conquistato per cultura specifica, per eccezionale abilità tecnica e per controllato gusto… […] Che gli elementi formali, su cui costruisce gran parte della sua produzione siano di facile controllo storico ed estetico, con preponderanza dei disegni dei primitivi e più precisamente di Lascaux, non è certo un demerito, ma un segno di derivazione affettiva.”
Tito Spini, Piero Cattaneo alla Galleria della Torre, L’Eco di Bergamo,  28 marzo 1956

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“Ma ciò che rende originale e, quel che più conta, profondamente vitale, la sua ricerca, è proprio l’aver abolito, nei risultati, il colto gioco dei riferimenti e delle citazioni formalistiche, per puntare invece sul recupero di una costante umanistica entro il flusso organico e gestuale di un’espressione primaria, emotiva. L’erompere e l’irradiarsi della materia tormentata nello spazio, il grido o lo strappo delle forme avventanti e lacerate […] Sono una confessione e una proposta poetica che hanno radici e timbro di una cultura italiana.”
Franco Russoli, Piero Cattaneo,  Galleria d’arte Cortina, Milano, 1969

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Giuseppe Marchitori e Franco Russoli
copyright Archivio Franco Russoli

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Dino Buzzati
copyright Eredi Dino Buzzati

“Intricati coacervi di classici elementi architettonici – archi, colonne, listelli, volute, rosoni, mandorle, festoni, pàtere, lesene, borchie, modiglioni, pennacchi […] Sono cattedrali schizofreniche in rovina? Trionfali orologi per vecchi castellani maniaci? Romantiche macchine da sogni? Scenografie per tragedie mai scritte? Teatrini per spettri titolati?”
Dino Buzzati, Mostre d’Arte, Corriere della Sera, 29 marzo 1969
© Eredi Dino Buzzati. Tutti i diritti riservati trattati da Agenzia Letteraria Internazionale, Milano.

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“È un affluire impetuoso di stilemi antichi di varia origine, di epoche diverse: eppure sono fusi effettivamente in opere che hanno la pienezza di presenze particolari, direi meglio che hanno una singolarità che ci riecheggia nell’intimo, ognuna con un particolare motivo musicale, ricco e contrappuntistico.
In realtà, queste sculture sono tutte figlie di una sola esigenza creativa. Cattaneo accetta, in fondo, tutta la furia iconoclastica dell’avanguardia contemporanea, che consegna all’artista uno spazio operativo, reso libero e vuoto (da ogni poetica precostituita). Ed in questo spazio, col peso della sua cultura, egli tenta un recupero dell’immagine plastica ed architettonica antica […]
Le sue sculture sono il risultato di una sua meditazione appartata e solitaria […] Sono come delle sentinelle, nella notte, che aspettano e concertano un nuovo clima poetico ed un umanesimo nuovo.”
Giorgio Kaisserlian, Piero Cattaneo, Viotti Galleria d’Arte Moderna, 1970

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Piero Cattaneo con Giorgio Kaisserlian
copyright Archivio Piero Cattaneo

Luigi Carluccio
copyright Archivio Luigi Carluccio

“Si direbbero frammenti di scena, strutture di presepi napoletani messi insieme con modanature, cornici, rosette, pannelli pronti a ricevere i personaggi, ma che intanto rimbombano di silenzio un poco metafisico. Il vuoto, le fratture improvvise d’archi o di prospettive lasciano sentire in modo anche più lancinante lo stato di sospensione dell’opera tra una situazione di revival culturale, Bibbiena, Juvarra, Piranesi, ed un’altra di proiezioni di immagini d’arredo raccogliticcio, che conosce altri esempi famosi, dalla Nevelson al Del Pezzo di alcuni anni fa.”
Luigi Carluccio, La scultura di Piero Cattaneo: verso forme più intellettuali, Gazzetta del Popolo della Domenica, 27 settembre 1970

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“È ancora scultura, sia come idea sia come materia, quella del bergamasco Piero Cattaneo…e tuttavia anch’essa va soggetta all’inquietudine che domina le arti plastiche da quando hanno abbandonato la misura antropomorfica. Fino a ieri alla scultura pareva inevitabile il modello umano. Ecco invece Cattaneo sostituirlo con una fantasia architettonica di tipo curiosamente classicistico: scenografie rapprese nel bronzo, ma rotte, affastellate da una concitazione che tradisce l’urgenza di problemi plastici attuali, fino – direi – al limite del surrealismo.”
Marziano Bernardi, Mostre d’Arte torinesi, La Stampa, 30 settembre 1970

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Marco Lorandi con Piero Cattaneo
copyright Archivio Piero Cattaneo

“Il suo discorso recupera il mondo degli stilemi architettonici propri della classicità riproponendoceli in una chiave moderna esistenziale e inquietante […]
Un umanesimo dunque quello di Cattaneo che possiede però tutto il sapore di una scoperta antica, arcaica, riproposta alla luce di una problematica moderna […]
[…] gli stilemi architettonici reinventati nei suoi bronzi derivano sì dal passato, ma denunciano l’inquietudine dell’uomo moderno, le sue contraddizioni, la sua resistenza di fronte alla schiavitù degli automatismi moderni.”
Marco Lorandi, Piero Cattaneo: dalla scultura la dimensione di un nuovo umanesimo in Piero Cattaneo, Galleria d’Arte Giovio, Como,  1971

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“Le sculture in mostra sono tutte quante in bronzo, fuse a cera persa e sono state fuse dallo artista stesso nel proprio atelier: questa circostanza è per me una novità interessante. […] Non trovo che abbia importanza la scelta di elementi architettonici antichi. Avrebbe ottenuto lo stesso risultato componendo le sue opere con elementi vegetali o meccanici, oppure con elementi astratti o no, riconoscibili più o meno. Ciò che importa insomma e vale in queste sculture, è soltanto il modo con le quali Cattaneo le compone. Ciò che vale, insomma, è unicamente lo splendore della composizione.”
Mario Radice, Lo scultore Cattaneo alla Galleria Giovio, La Provincia, 15 aprile 1971

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Mario Radice, copyright Musei Civici di Como

“L’opera dello scultore bergamasco Piero Cattaneo si colloca ad uno degli incroci tipici dell’arte europea negli anni appena precedenti l’ondata “iperrealistica” e della neo-oggettività. La sua è una contaminazione poetica astratto informale, realizzata attraverso il sottile incastro, la metafora proliferante di elementi architettonici tra rinascimentali e barocchi […] “il realismo dei frammenti architettonici dei quali si avvale Cattaneo, introduce significati di una dimensione che va oltre il puro estetismo e assumono valore di un doloroso, assillante sogno di armonie, che rieccheggia in mille voci per perdersi nell’indistinto.”
Vice (Giannetto Valzelli?), Mostre d’Arte, Giornale di Brescia, gennaio 1973

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“Revival di antiche chiese, archi gotici, gotico liberty, frammenti rimasti sospesi nel vuoto come relitti di abbazie medievali folgorate dai fulmini, scosse dai terremoti, come quella di San Galgano, il cui tetto è sprofondato da secoli tra i muri dell’abside e delle navate: c’è una magia in queste rovine, che possono trasformarsi nelle scenografie di qualche edificio cadente di Horta o di Gaudì; c’è un fascino segreto nel disegno delle armature scoperte e in precari equilibri; ci sono tanti motivi che possono ispirare un artista come Piero Cattaneo, colpito dalle più bizzarre suggestioni, attento agli inserimenti di un tempo in tempi diversi, e pronto a ridare unità fantastica a queste ipotesi di passato e futuro che si compenetrano, originando valori singolarmente aggressivi […]
Lo scultore modella e compone, utilizzando calchi in cera di frammenti architettonici e di oggetti, ridotti all’unità stilistica di un insieme, come bassorilievi o lastre a “stiacciato”.
In essi il racconto si svolge per allusioni, secondo un mezzo bizzarro di comunicare, che assume aspetti piuttosto inediti, pur nella grande varietà di espressioni caratteristiche della scultura moderna.
Cattaneo riesce a imporre alle strutture incavate o in rilievo un potere visionario, che le trasforma in immagini evocatrici di mondi perduti, di ambienti fantastici […] di elementi di ogni genere associati in una sorta di inventario decorativo stampato su vari piani.
Per Cattaneo i rilievi sono come solchi scavati nei metalli per mezzo di una fusione perfetta, senza sbavature, di un rigore che si potrebbe perfino definire segnico. Queste “costruzioni di sogni” archeologici hanno un potere magico, come pagine di ermetiche scritture, delle quali si cerchi la chiave, per una interpretazione che apra la via al segreto dei simboli.
I rilievi corrispondono ai “segni”, ogni volta mutati, riportati sui piani corrosi delle sculture o intercalati con gli spazi, nei quali essi sono sostituiti dalle impronte delle fibre lignee stampate su cera […]
Ogni vero artista sa dare un significato al proprio tempo. Le “Tavole” di Cattaneo ne sono una nuova e sicura conferma.”
Giuseppe Marchiori, Le tavole arcane di Piero Cattaneo in Cattaneo, sculture in bronzo dal 1967 al 1975, Rino Fabbri Editore, Milano 1976

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Giuseppe Marchiori

Roberto Sanesi
copyright Archivio Roberto Sanesi

“Cattaneo procede su due direzioni parallele e separate: da un lato, un concetto di scultura aperta, frammentaria e scheggiata, una sorta di assemblaggio di elementi discordi ottenuto in apparenza per pura casualità, indizio di sprofondamenti e rovine tanto architettonici che psicologici – con tutta una suggestione bizzarra e notturna, carica di allusioni a epoche e stili in una commistione che avvalora il senso di quel “ricercare”, esposto in varie titolazioni scultoree… dall’altro e si veda la frequenza nelle titolazioni del termine “struttura”, la volontà di bloccare in un corpo unitario la congerie delle immagini, il disordine dei reperti, di dar sostanza geometrica allo spazio – direi quasi al “teatro” – di quegli eventi di crollo e macerazione che restano ossessivi, di trovare un ancoraggio a quel fluttuare di spezzoni, ricchi d’allusioni storiche.”
Roberto Sanesi, Cattaneo: le cattedrali in sogno, Corriere dell’Informazione, 24 maggio 1977

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“Compiere un’indagine analitica sull’opera di Piero Cattaneo significa avventurarsi in un labirinto-museo che offrirebbe un’ampia prospettiva di modulazioni estetiche e poetiche, in un continuo, audace riscontro tra scultura moderna, contemporanea e antica. E qui l’unico rischio sarebbe quello di arenarsi nelle multiformi seduzioni di un eclettismo fuorviante […] Capricci puri, ossia ritmi puri, forme pure e libere, tanto che potrebbero tentarci a pensare quasi a degli interessi astratti, a dispetto di certi immediati riferimenti con la realtà fisica che alcuni elementi possono avere.”
Carmelo Strano, I Capricci di Piero Cattaneo, Presenze, gennaio 1978

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Carmelo Strano
copyright Archivio Piero Cattaneo

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Rossana Bossaglia
copyright Archivio Piero Cattaneo

“Scultore di ricco e sensitivo temperamento, Cattaneo sviluppa da anni, con sicura autonomia, una sua idea fantastica, dove si incontrano reminiscenze culturali dense e misteriosamente intrecciate […] con il gusto e la curiosità dell’ingranaggio, della macchina, del grande meccano.
[…] Egli mantiene una sua netta peculiarità, prospettando l’evocazione non tanto di un mondo organico occulto o segreto, quanto di un deposito di memorie visive che fanno grumo nella coscienza, inalienabile patrimonio di cultura come “inventario” delle emozioni dell’artista, e testimonianza di una voracità intellettuale sempre trasfusa in stimolo creativo.”
Rossana Bossaglia, Piero Cattaneo. Sculture recenti 1978-1980, Galleria Lorenzelli, Bergamo, 1980

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“Elementi della grande tradizione si uniscono ad altri più tipici del mondo contemporaneo, contraddistinti dalla presenza di congegni ed ingranaggi, parti metalliche di macchinari complessi che l’uomo ha costruito per innalzare le nuove cattedrali, quelle della tecnica, che esaltano le sue possibilità creative… Ecco quindi levarsi nella lucentezza del metallo queste costruzioni che si presentano in parte tormentate, quasi sofferte nella loro superficie che alterna a potenti linee verticali e squadrate, linee curve ed elementi architettonici leggibili, ma che contemporaneamente testimoniano in modo inquietante la presenza prorompente del pulsare delle macchine che portano turbamento e sconvolgimento nel vecchio ordine […] Un mondo che cerca equilibrio ma che testimonia la sofferenza e la fatica di raggiungerlo […] un’utopia alla quale l’uomo non sa comunque rinunciare.”
Eugenia De Giovannini, Nuove cattedrali, La Prealpina, 30 marzo 1989

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Marco Lorandi
copyright Archivio Piero Cattaneo

“L’escursus grafico di Cattaneo ci offre la possibilità di esaminare il suo travaglio artistico, […] una specie di diario intimo di uno scrittore che consegna al lettore più eterogeneo le “pagine-fogli” segreti del suo operare estetico, che sono poi indispensabili a capire ulteriormente tutti gli sviluppi, i ripensamenti, le prove, i dubbi di un artista sul cammino di un’autentica vocazione.
L’essenzialità delle forme costituisce il gioco primario della linea anche nei disegni “puntinati” a macchia di smalto nero del 1957 che possiedono l’icasticità di una stesura rapida, geometrizzante, orientata a definire una sorta di archetipo figurale senza cedere ad alcun lenocinio di tipo esornativo  […]
Negli anni tra il 1957 e il 1960 Cattaneo abbandona il naturalismo per approdare lentamente, ma con rigorosa determinazione, ad un’elaborazione formale che ha come centro l’impiego di stilemi architettonici e di morfemi del lessico architettonico antico per aggregarli liberamente in un assemblaggio inusitato, di assoluta originalità.“
Marco Lorandi, Piero Cattaneo. La ricerca del segno, segni e disegni dal 1949 al 1989, Centro Culturale San Bartolomeo, Bergamo, 1989

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“Con l’arrivo degli anni Sessanta, Cattaneo esce dalla fase formativa e orienta le sue esuberanti inclinazioni verso un linguaggio fortemente caratterizzato. Sono gli anni in cui si va attenuando sugli artisti la suggestione picassiana e alita attorno a loro il vento di un informalismo saturo di tensioni poetiche […] Cattaneo è subito in prima fila nel contesto di queste mutazioni: a dispetto del suo operare riservato, un poco solitario; la padronanza del mestiere e l’indipendenza che gli dà la raggiunta sicurezza di una propria autonomia, gli consentono di aprire la stura al formicolio profondo e inquieto da sempre urgente nella sua coscienza… Di qui prende le mosse una serie ininterrotta di invenzioni, tutte realizzate in bronzo, che evolvono gradualmente in nuove ricerche senza soluzione di continuità […] Nell’ultima produzione, quella che utilizza congiuntamente bronzo e acciaio inox la dialettica tra la superficie forbita e il gremirsi e sgretolarsi delle strutture al suo interno è inserito in un’altra dialettica, quella tra l’oggetto scultoreo e la superficie speculare del metallo inossidabile, in sé appunto lucida e tersa; la quale offre dell’opera una possibilità di acquisizione più ricca che se si trattasse del semplice tutto tondo, giacché è come se il tutto tondo ci fosse offerto contemporaneamente nelle sue varie dimensioni spaziali. Una tridimensionalità moltiplicata infinitamente.”
Rossana Bossaglia, Cattaneo, Edizioni Bolis, Bergamo 1992

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Rossana Bossaglia con Piero Cattaneo
copyright Archivio Piero Cattaneo

“É chiaro che risultati potenti e vibranti come i suoi non si raggiungono se non sono supportati da un espertissimo mestiere. Che ha sempre consentito a Cattaneo, e specie nella sua produzione matura, di confrontare, associare, mescolare, divergere immagini e materie; cioè: matrici arcaiche e strutture ispirate alla moderna tecnologia; superfici limpidamente distese a un tratto perforate per rivelare una loro anima complessa e dinamica. II tema fondamentale è quello dell’incontro e dello scambio tra natura e artificio.”
Rossana Bossaglia, Piero Cattaneo. Metastorie – 50 anni di scultura, Bolis Edizioni, Bergamo 2002

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Ricercari è il titolo che accompagna lo sviluppo di queste premesse lungo tutti gli anni Sessanta, un decennio caratterizzato dalla lenta aggregazione di frammenti culturali selezionati dal repertorio iconografico della tradizione e trasformati in nuove tracce d’utopia umanistica, essendo l’uomo la misura di tutte le possibili congiunzioni tra presente e passato. Il termine “umanistica” evoca il necessario ritorno all’essere originario per attingere alla perduta autenticità dell’uomo, esso ha soprattutto il compito di esaltare la sensibilità umana, l’unica ancora in grado di coltivare il sogno della purezza, lo stupore poetico delle forme, l’intramontabile desiderio di nutrire il visibile attraverso la combinazione dei suoi stessi frammenti […] Lo sguardo dell’artista è esso stesso frammento alla ricerca di frammenti su cui poter edificare un’ipotesi espressiva capace di comunicare il valore della forma come continua elaborazione esistenziale. […]
Se per altre vie, la scultura italiana degli anni Sessanta insegue assemblaggi di oggetti d’uso e di materiali direttamente prelevati dalla realtà, al fine di esaltare l’impatto comunicativo delle nuove icone sociali, dal punto di vista di Cattaneo tutto si riconduce all’imperativo categorico del frammento storico, al sogno di risvegliare gli elementi architettonici del passato per farne strumenti di una diversa costruzione […]
Procedendo alla ricerca di nuove motivazioni, crescono nella mente di Cattaneo alcune convinzioni intorno al valore della citazione come pratica non riconducibile a un arido repertorio di segni privi d’esperienza, senza motivazioni filtrate dal vissuto. L’artista impone un respiro proprio agli stilemi e reperti della tradizione, non a caso egli va gradualmente sostituendo i frammenti decorativi con oggetti meccanici e relitti del mondo industriale, in un processo di reinvenzione oggettuale che esalta la volumetria primaria che si disgrega per corrosione interna.”
Claudio Cerritelli, Piero Cattaneo. La costruzione della forma. Itinerari di ricerca tra disegno, pittura e scultura, Allemandi & C., Torino, 2013

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Marcella Cattaneo con Claudio Cerritelli
copyright Archivio Piero Cattaneo